sabato 27 giugno 2009

intravediamo l'amore nei quadri cubisti.

e aspettiamo i fuochi. e cancellami il futuro. e cancellami dal futuro. e mi scoccio a parlare. e rifugi antiatomici per non lasciarci lividi. e rifugi antiatomici per non sentire i brividi. mentre cerchiamo un cielo che ora è nero. e andiamo in svizzera a vedere i cani i sentieri alpini i riflessi delle tende sui pavimenti la polvere le porte comunicanti gli acari che si addormentano con noi su divani elettrici. mentre la maloinconia dei quadri rossi fertilizza gli attici. e prenotiamo i biglietti per i nostri aerei di carta. e conserviamoci l'amore nelle bottiglie di birra scaduta. che costruivamo soffitti ma ci mancavano i pavimenti. amori liquidi nutriti dai nostri pianti dirottati. amori liquidi corretti. amori liquidi ristretti ed evaporati.

giovedì 30 aprile 2009

come se bastasse paragonare tutto

nei tuoi occhi come mondi. come gettarsi in mare dopo la guerra. come l'acqua che entra nelle ferite. lasciamo raffreddare i corpi. lasciamo imputridire i passati. lasciamo che ci lascino da soli gli elettrodomestici. fare finta di trovarsi. riconoscersi dai cappelli. portare il fumo nelle gite scolastiche. e lasciarsi intenerire dai residenti. lasciarsi fregare dai commercianti. lasciare lasciarmi. davanti la televisione. a drogarmi di pubblicità. a selezionare i pensieri da gettare dai cavalcavia. nella vita dei passanti. nelle teste dei presenti. un sovraccaricamento emotivo che non lascia speranze. contare i decessi. e facciamo l'autopsia ai nostri risvegli. a facciamo il nodo ai nostri lacci. e facciamo passare le notti senza vento. e ci vorrebbe un finale che bastasse.

domenica 26 aprile 2009

i tuoi passi come spari, il mio cuore sulla neve.

che ci siamo andati in crociera sull'Acheronte. dove volano i soldati e traspare nella nebbia l'odore del sangue rappreso. mandare regali scelti a cazzo tra mille cose che potevano non servire. che potevano non sparire. dipengere i muri di bianco per scriverci meglio. e salviamo i tuoi messaggi brutti che sono carini. e aspettiamo i tuoi momenti brutti che sono vicini. e muoverci in cucina come pezzi su una scacchiera. e amarci col bluetooth. che si risparmia. che è all'avanguardia.
e tagliarsi le vene con la punta delle stelle cadute per caso dal cielo vestito di nero.
le istruzioni per abbracciarsi e sciogliere le nuvole e schiantarsi sull'orizzonte per l'alta velocità. e per ammazzare il tempo abbiamo provato a vivere. e per ammazzare il tempo ci ritroviamo a vivere. e inventiamo letti matrimoniali per sentirci meno soli e ristrutturiamo armadi per nascondere meglio i vecchi scheletri. e crollano i soffitti e crollano i cieli mentre mi addormento con un film blu. mentre usciamo ubriachi dalle strade deserte, dalle case chiuse dai vicoli ciechi.

sabato 28 febbraio 2009

era una bella sconfitta non avere battiti per amare abbastanza.

che eravamo senza fili come le connessioni. a cercare i buchi giusti. a respingerci perchè fa male. mentre il polacco in bianco nero accosta le immagini dei mattatoi. mentre le zebre si vestono come i condannati a morte. scaricare musica alla prime luci dell'alba. intoniamo tutte le bestemmie ai santi. lotte clandestine di parole negli scantinati bui. scommesse perse senza far nascere nuove speranze. e scrivi ancora nel deserto alla luce di un neon. che era bello fracassarsi il cranio scivolando sui pavimenti liquidi. le coperte come scacchiere. corriamo nei pronto soccorsi di provincia. aspettando le luci dell'alba. aspettando le luci dell'alba.

e ci piscino pure addosso gli angeli

ed impediamo alle luci di raggiungerci. alle stelle di canzonarci dai lucernai estroversi.
linee gotiche tra la terra e il cielo. linee gotiche tra la terra e il cielo.
puliamo l'asfalto dalle ombre dei passanti alle fermate.
puliamo l'asfalto dalle ombre dei passanti alle fermate.
e sole d'agosto che asciuga lacrime di salici piangenti
e i bonsai guardano la loro ombra e si convincono di essere quercie
riesumiamo il nostro amore in necrosi con i gessetti colorati
come fosse figlio dei nostri tempi come se non capisse un cazzo
linee gotiche sul tuo viso neutro che sembra dire non capisco ma
io mi impegno comunque. che io mi impegno comunque.
linee gotiche sul tuo viso neutro scolpito a mano dai carcerati
linee gotiche sul tuo viso parallelo

giovedì 19 febbraio 2009

frantumare cieli dal vertice delle piramidi

Camminiamo e non abbiamo linee rette da seguire. O da evitare. Come polvere mossa dal vento. Come acqua mossa dal vento. Come angeli mossi dal vento. Come il vento che muove tutto e tutto ci sfiora mentre restiamo immobili. Ancorati. Dopo aver visto terra e aver urlato “l’America”. dopo i dodici rintocchi assordanti. Dopo aver immaginato cavalli alati saltare giù dalle finestre e altalene magiche. E pensare ai trapianti di cuore. Che sanguinano storie mancate. Che piangono su immagini sbiadite. Senza orti da coltivare. Senza frutta di stagione. Stetoscopi che intonano la vita. E crearci sopra una danza tribale. ma è solo un cuore. come passare una sera nell’Africa nera. È solo battito. Di mani, d’ali, di pioggia, di cuore. Tremito. Stetoscopi che suonano la vita come un canto popolare. Che avrei voluto fare grandi cose. Che avrei voluto fare la rivoluzione. Stetoscopi che continuano a cantare la vita. ascoltare nell’attesa di morire. Che anche la morte ha il suo canto dolce. ma continui a sentire il male. Ma continui a sentire il mare. a fare la corte alla luna. A bruciare fuochi nei suoi occhi. A cercare la morte su una cartina, ignorando i consigli del navigatore satellitare.

martedì 10 febbraio 2009

è tutto inutile, e neanche troppo innocuo.

E rompere le nostre campane di vetro nel deserto omerico. Salici piangenti imprigionati dal ghiaccio nel vento artico. Stelle ferme da millenni a illuminare spazi inutili. Con te o senza te. Con te o senza te. L’amore, gli imperatori, i cori, le scatole chiuse, le discese ripide, la cima degli abeti, le manovelle delle radio degli anni Ottanta. Gli anni Ottanta. gli adesivi sui frigoriferi. Scegliere le mattonelle una ad una. Fare attenzione alle linee di fuga. E sentirsi come in una macelleria. Ventilando l’aria per non sentirsi. Ventilando l’aria per non abituarsi. E restare ore ed ore osservando il mare. seduto sul fondale. Che ti sovrasta come cielo. che ti schiaccia e ti accartoccia. E gemo al solo pensiero di vederti scadere nella vendemmia del vino. Che è sangue amaro. Senza freno. Come togliere la morte dal taschino e lasciarla parlare, ma per poco. Come aprire gli occhi al buio e lasciarsi toccare. L’aria che ti si presenta. Venirci incontro e salutarsi a stento. Come uno scontro frontale poco dopo il tramonto.