sabato 19 settembre 2009

"in fondo cosa c'è di strano se il mio amore è diventato [...] solo un cambio di stagione (in fondo...)"

intrecciando le mani, i piedi, i sogni, i destini. camminare per mano di fronte un passato melmoso. rendere fertili i terreni per non farci graffiare. scoppiare a ridere per gonfiarci ancora di progetti lontani. con i sogni nei cassetti e le mutande in tasca. scoprire i versi degli animali e farli nostri. per dire tutto quello che è possibile. per dirlo in ogni modo. prima di cominciare a parlare. che non c'è un termine per Sisifo. e non puoi fare tardi con la fine. l'utilità di morire senza dover ricordare. il limite del mondo in un singhiozzo. e funerali civili per le croci e le storie infinite di fantascientifici amici pelosi. e gli uomini dalle ombre più precise si perdono negli universi dei fumetti. e i gradini che ricordano quel pudico sfiorarsi come venti che si intersecano come piani ontologici sfalsati. e i sussurri le prime parole le mattine e fai finta di dormire che ti accarezzo meglio e fai finta di svegliarti che non serve esser sempre perfetti. piccoli inciampi da trasformare in danze tribali. e doversi sentir dire che niente ci potrà toccare per potersi addormentare. producendo cose sacre. inauguriamo il nostro sacrificio con gli operai specializzati. per assumere tutti. e piangere sui contributi versati. è quel che accade - " ma tu puoi startene tranquilla amore mio. Che sei una stronza no, non me lo scordo. "

giovedì 17 settembre 2009

sotto un cielo che resta a guardare

e fumiamo insieme in mezzo all'orizzonte. e l'oceano fa da posacenere. e ancora non ci basta. che fumiamo di più. che fumiamo meglio. nell'acqua fredda di un agosto gelido. acqua che diventa cielo di settembre. perchè tanto si trema comunque. e andiamo via da questi parcheggi deserti. dalle barche incustodite. dalle onde ribassate. dagli scioperi generali e dai cani abituati male. laceriamoci i gomiti sulle mura antiche della tua città natale. mentre il cielo ci resta a guardare. che sfogliavamo i link di tuo interesse per annoiarci. e ci lancino pure addosso i fulmini. e facciamo pure a pugni contro gli argini. mentre il mare si rimbocca le maniche e il cielo ci mostra le vene.

giovedì 27 agosto 2009

niente più preghiere.niente più cielo blu

mentre segui il ritmo inglese niente più cielo blu. niente più. aver toccato con mano le mani di chi teneva alto il cielo. ad avere, ad avercela la coscienza oltre l'arroganza, oltre le linee gotiche della salvezza. passarci sopra come aratri. aver coperto i buchi della luce con nuvole vuote. avere, averti ancora tra le mani. come fossi tutto ciò che un grido sa toccare. l'ossessione e la sete sulla sabbia che cancella i resti di un amore fancese. come trovarsi clandestini nel nulla. a chi dirai niente? ceux qui disent maintenant que tu m'aimes? Je vous en prie, dis-moi que tu m'aimes. meme si ce n'est pas vrai.

mercoledì 12 agosto 2009

mentre ci rigiriamo come cucchiaini in caffè amari.

cadere. come un'estate lasciata andare. come un amore andato a male. trasudare dai vetri rotti delle finestre. giocare a fare i grandi umanizzando i pilastri. dare la vita ai sogni per svegliarsi esanimi. e non chiedersi chi aprirà la porta questa volta. che tanto non cambia. che tanto non conta. ritiriamoci presto nei nostri castelli di sabbia. avanzare affiancandoci. combattere le onde coi mestoli. intonare canzoni demenziali sui tramonti spettacolari. e prepariamo gli zaini per le nostre gite irreali. come se l'estate non fosse finita da mesi. come se avessimo ancora di che parlare. mentre leggi la ninnananna di Palaniuk sotto il sole. senza protezione che possa reggere la foga di chi azzarda un sorpasso in strada. mentre la mattina ti fa sempre mancare qualcosa.

giovedì 6 agosto 2009

e non sudiamo abbastanza.

cercare di raschiare i fondali. come se avessimo abortito l'inverno. come sentire la terra da una conchiglia. e toccare il profumo che emani. mentre camminiamo verso il lontano. con l'erba che cresce per strada. col mare che copre una terra che trema. e usare le gazze ladre come metal detector. e cercare un senso tra le rughe dei racconti di nonni. che lasciano parlare la guerra. tra i singhiozzi degli indigenti. e le denuncie dei giornali marxisti. e le poesie dei blog fatiscenti. e sale sale sale sale tra cieli blu quel canto che tra un istante ti porta già lontano da me.

martedì 28 luglio 2009

il mio blog non si capacita

buchi neri oltremare. prepariamoci la testa per il giorno dopo. buchiamo un blog lasciamolo cadere. come pioggia tra i capelli. come fari sull'asfalto. come avere qualcosa da dire e continuare a tacere. come avere qualcosa da dire e far finta di suonare.

sabato 27 giugno 2009

intravediamo l'amore nei quadri cubisti.

e aspettiamo i fuochi. e cancellami il futuro. e cancellami dal futuro. e mi scoccio a parlare. e rifugi antiatomici per non lasciarci lividi. e rifugi antiatomici per non sentire i brividi. mentre cerchiamo un cielo che ora è nero. e andiamo in svizzera a vedere i cani i sentieri alpini i riflessi delle tende sui pavimenti la polvere le porte comunicanti gli acari che si addormentano con noi su divani elettrici. mentre la maloinconia dei quadri rossi fertilizza gli attici. e prenotiamo i biglietti per i nostri aerei di carta. e conserviamoci l'amore nelle bottiglie di birra scaduta. che costruivamo soffitti ma ci mancavano i pavimenti. amori liquidi nutriti dai nostri pianti dirottati. amori liquidi corretti. amori liquidi ristretti ed evaporati.