mercoledì 21 luglio 2010

che era preferibile consumarsi tanto tempo fa

un vecchio piegato nella fermata. e mi chino su me stesso per capire cosa vuoi. e sbrino me stesso per darti quel che vuoi. lasciato da me stesso in balia delle alghe.
giovani vitelli scuoiati e aperti come ante d'armadi vuoti. c'ero io nei tuoi respiri e non lo sentivi. c'ero io tra i tuoi sospiri ma non ci credevi.
che tracciavamo le linea a matita del nostro futuro. che pensavo a quanto fosse salato vederti dormire. mentre una moltitudine di tarme bucava le mie sicurezze. mentre mangiavo le unghie dietro le verande. uno strazio che suona come una saracinesca lasciata cadere di colpo.
mentre credevo che nulla facesse male. mentre volevo che il cielo mi prestasse attenzione.
invulnerabile come chi è già morto.
invulnerabile come un morto.

martedì 20 luglio 2010

che ti trovai mangiato dagli avvoltoi tra i carrelli della spesa

se andiamo oppure no in vacanza morirò li con te chissà perchè il cielo è blu contando che non c'è mai quella massima conoscenza dei fatti che porta la gente normale a tradirsi. che il vento se ne andava sbattendo le porte e restavamo sugli scogli a cercare dei guanti. diciamo che stanotte ricorderemo male. facciamo che stanotte spargeremo sale.

giovedì 17 giugno 2010

mentre osservaamo il candore dei soffitti affetti da atassia sentimentale.

con i nervi tesi giocavamo al tiro della fune. mentre ci franava accanto il sole. e il dio più lontano è quello che preghiamo. e il dio più lontano è quello che preghiamo. in bilico tra suicidio e angosciosa sopravvivenza giocavamo alla caccia al tesoro coi nostri equilibri. gli orizzonti dei nostri avatar che si intrecciavano in mezzo all'oceano. e se non potevo vederti forse non c'eri. e se non riesco a vederti ancora ti mimetizzi nella quotidianità settimanale. che era un crimine soffocare i tuoi pianti. che era facile allearsi coi tuoi mostri. mentre coltivavo paure nel mio orto. che ho bisogno di aria, dicevi, e poi mi lasciavi. ho bisogno di prendere l'aria, dicevi, ma non respiravi. mentre volevo dare forma alle notti senza luna. cadere nello spazio. e pentirsi di pentirsi di pentirsi di pentirsi di pentirsi di pentirsi. e alla fine forse tornavi ma a farti vedere non ci riuscivi.

giovedì 10 giugno 2010

che mi facevi domande e non rispondevo. e tu lo sapevi.

lacerato dai dubbi, ad averceli, imparare a conviverci, procrearteli, procrastinanti, premeditanti la tua fine, senza altro da raccontare. suonare l'erba come l'arpa. incidere suoni. avanzare su pavimenti di marmo all'ombra dell'ultimo nome. lasciarlo marcire tra le promesse da fare tra gli scaffali stracolmi di frutta lasciarti marciare verso il pane integrale. che col reflusso è meglio non scherzare. con il mio orgoglio lasciato in macchina sotto il sole. ad aspettare. col finestrino abbassato per non poter morire. neanche volando. neanche piangendo. neanche tirando fuori dal cilindro l'ennesimo coniglio suicida. perdendo l'amore l'onore l'orrore d'amare l'errore. su un'oasi di pietra costruivi castelli di sabbia con torri pendenti che per vedere i quadri dicevi è meglio sdraiarsi. accarezzare i vetri come narcisi. viandanti sperduti nei proprio rancori. a tentare di capire come usare la tessera sanitaria per guarire dai battiti irregolari. a tentare di carpire l'attimo di ispirazione che non ti vuol sventrare. come in coma con la propria testa. dondolare di anno in anno aggrappati ad un copertone. in attesa che il vento asciughi il sudore. in attesa che il cielo ti doni un colore. e pensare di vincerla contro il niente che ti conta il tempo che passa senza calma. finendo chiedendo consigli ai muri vestiti di aforismi.

giovedì 27 maggio 2010

È un’attesa dopo un’altra attesa

Come un criceto che cerca l’equilibrio dentro una ruota. “come rimpiangi anni fa, giorni sbagliati ma diversi”. Come cercare gli incubi dentro ad un cassetto. Creare storie di giovani amanti dispersi. Mi piacerebbe stare in coda ad aspettarti ore ed ore. E ritrovarsi come dopo aver chiuso gli occhi la luce. Senza ricordarsi che giorno è. Ed evitare il sole. Mi piacerebbe concentrarmi per ritrovare il mistero. Le tue storie sul cielo. Sentirsi soli in mille modi. Come evitare di sfiorarci gli sguardi. Mi piacerebbe veramente farci male ogni sera prima di cena senza poi frenarsi. Come se niente fosse. Come se non bastasse. Stare in coda ore ed ore ad aspettarti. Rintracciare le note di una chitarra nel rumore. E dormire e ascoltare e dormire e ascoltare e dormire e ascoltare e smettere pensare di smettere di fumare e dormire e ascoltare e dormire e guardarti parlare. Come se consegnassero a domicilio canzoni di natale. Col tempo che volava e tu non hai capito. Col cielo che tagliava e tu non hai sentito. È un giorno come un altro e tu non l’hai finito. era tutto troppo grande e tu non l’hai diviso. Cercare emozioni anni fa. Sentire cosa dicono di te vecchie canzoni italiane. Come sulla riva lasciarsi invitare. Come se mi piacerebbe uscire fuori. Collegarsi come se fosse divertente prendere ancora fiato per sbagliare. Senza aver progettato l’errore. Pensare e ripensare. Pesare. Passare. Sparare sugli stormi migratori. Che mi piacerebbe veramente cambiare fare finta di volare.

giovedì 20 maggio 2010

e cosa lo è?

trascivere diari segreti. gli appunti di scuola. le cadute. le tirate. le giocate. le idee malsane poco chiare. i bisogni. gli incesti. le vesti da portare a mare. non saperlo fare. di scrivere canzoni. neanche quando il resto tace. anche se il soffitto cede. e ti ritrovi a cielo aperto. col culo rotto. col morto che parla di calcio. i polsi sporchi di fango. le feste. il paese. le luci. gli odori. i frastuoini. le previsioni del tempo che sognano. gli animali domestici che diventano figli e scappano col primo nuovo padrone che incontrano. le tare. i deficit del bilancio. l'agenzia delle entrate che chiude. la sera che arriva sempre in tempo per cena. i vizi capitali investiti in bond argentini. orologi fermi alla notte dei tempi. ricordi. miliardi. torte dipinte. sognatori esperti di futuri irrealizzabili. firmare le ultime lettere d'amore e di scuse. lasciarti cadere.

mercoledì 19 maggio 2010

nato come un amore già morto

leggere il mondo sui muri delle vecchie scuole. sognare i mari alla fine di ogni tramonto. calpestare uva sotto le croci. che avevi paura dei tuoni e ti nascondevi. che avevo paura ei tuoi e non mi chiamavi. mentre cercavo l'epitaffio giusto per le nostre fini. per le nostre funi. che tagliano l'aria che espiri. che cadono i quadri che ammiri. mentre ci riversiamo sui tetti. mentre facciamo l'amore nei letti dei fiumi sepolti. asciughiamo gli orgasmi come infermieri. auscultiamo i violini degli stranieri. mangiando di forza le mani dei nostri cugini lontani. mentre moriamo sempre e mai definitivamente.